L’età adulta e l’avanzare degli anni comportano una moltitudine di cambiamenti fisiologici: modificazioni del metabolismo, variazioni ormonali e cambiamenti del sistema cardiovascolare e muscolare. Sono processi naturali, influenzati da fattori individuali come l’attività fisica, l’alimentazione e lo stato di salute generale.

Tra i fenomeni associati all’invecchiamento rientra anche l’inflammaging, una condizione spesso silente caratterizzata da un’infiammazione cronica di basso grado. Agire sui fattori che la alimentano può contribuire a favorire un invecchiamento sano. In questo equilibrio, il microbiota intestinale e alcuni probiotici per inflammaging, selezionati sulla base di studi condotti su ceppi specifici, possono svolgere un ruolo importante.

Cos’è l’inflammaging?

Il termine inflammaging descrive uno stato persistente di infiammazione sistemica, cronica e di basso grado associato all’invecchiamento. A differenza dell’infiammazione acuta, che compare in risposta a un danno o a un’infezione e tende a risolversi, nell’inflammaging il sistema immunitario mantiene una lieve ma costante attivazione infiammatoria e, con il passare degli anni, può perdere parte della capacità di spegnere completamente la risposta.

Non si tratta di una singola malattia, ma di un processo biologico complesso che può contribuire a rendere l’organismo più vulnerabile. L’infiammazione cronica di basso grado è stata associata a diverse condizioni legate all’età, tra cui fragilità e sarcopenia, malattie cardiovascolari e alterazioni metaboliche.

Quali sono i sintomi e quali le cause?

L’inflammaging è spesso silente e privo di sintomi specifici. Stanchezza persistente, riduzione della forza muscolare, disturbi gastrointestinali o un’accelerazione dei segni dell’invecchiamento cutaneo possono accompagnare un quadro di infiammazione cronica, ma non sono sufficienti per riconoscerlo e non sono esclusivi dell’inflammaging.

Non esiste inoltre un’età precisa in cui il processo “comincia”: tende a svilupparsi gradualmente e può diventare più rilevante dalla mezza età in poi, con tempi e intensità diversi da persona a persona.

Non esiste neppure una singola causa scatenante. L’intensità dell’infiammazione di basso grado può variare in base alla predisposizione genetica e allo stile di vita, comprendendo fattori come:

  • un’alimentazione poco equilibrata;
  • la sedentarietà;
  • la scarsa qualità del sonno;
  • lo stress cronico;
  • il fumo;
  • l’eccesso di tessuto adiposo viscerale;
  • lo stato di salute generale.

A questi elementi si aggiungono alcuni meccanismi tipici dell’invecchiamento, come l’immunosenescenza, l’accumulo di cellule senescenti, lo stress ossidativo e le alterazioni della barriera intestinale. Questi processi possono alimentarsi a vicenda, mantenendo il sistema immunitario in una condizione di attivazione continua ma moderata.

Come contrastare l’inflammaging (o infiammazione di basso grado) con i probiotici

Quali rimedi per contrastare l’infiammazione di basso grado?

L’invecchiamento non può essere arrestato, ma è possibile intervenire sui fattori modificabili per limitare l’intensità dell’infiammazione cronica e favorire un invecchiamento sano. Non esiste un unico rimedio anti-inflammaging: l’approccio più efficace combina alimentazione bilanciata, attività fisica regolare, sonno adeguato, gestione dello stress, controllo del peso e cura della salute intestinale.

Anche il trattamento corretto di eventuali patologie croniche e dei disturbi che mantengono uno stato infiammatorio è importante. In presenza di sintomi persistenti o di alterazioni degli esami ematici, è quindi opportuno rivolgersi al medico anziché attribuire autonomamente il problema all’inflammaging.

Il legame tra microbiota intestinale e infiammazione di basso grado

La ricerca scientifica ha evidenziato come il microbiota intestinale svolga un ruolo chiave nella regolazione dell’attività infiammatoria. Con l’avanzare dell’età, la composizione della comunità microbica può modificarsi: tende a ridursi la biodiversità e può diminuire la presenza di batteri associati alla produzione di metaboliti benefici, mentre possono aumentare microrganismi con un maggiore potenziale pro-infiammatorio.

Questo squilibrio, noto come disbiosi intestinale, può favorire l’alterazione della produzione di metaboliti microbici, la riduzione dell’integrità della barriera intestinale e l’aumento della permeabilità dell’intestino, spesso definito “leaky gut”. In queste condizioni, componenti di origine batterica e molecole pro-infiammatorie possono raggiungere più facilmente il circolo sanguigno e contribuire a mantenere il sistema immunitario in una costante condizione di attivazione.

Il microbiota non è quindi un semplice spettatore del processo di invecchiamento, ma un vero e proprio attore coinvolto nel dialogo tra intestino e sistema immunitario. Preservarne l’equilibrio attraverso uno stile di vita sano, una dieta ricca di fibre e l’impiego di specifici ceppi probiotici rappresenta una strategia promettente per sostenere la salute intestinale e contribuire al controllo dell’infiammazione associata all’età.

Integratori per inflammaging: l’efficacia dei probiotici

Gli integratori per inflammaging a base di probiotici stanno attirando crescente interesse per il loro potenziale ruolo nella gestione dell’infiammazione cronica di basso grado associata all’età. Tuttavia, non tutti i probiotici sono uguali: i benefici dipendono dalla specificità dei ceppi utilizzati, dalla dose, dalla durata dell’assunzione e dalla loro capacità di interagire con il microbiota e con il sistema immunitario dell’ospite.

I probiotici potenzialmente utili nel contrastare i meccanismi legati all’inflammaging sono quelli in grado di:

  • favorire la produzione di acidi grassi a catena corta (SCFA), in particolare il butirrato, che contribuisce al mantenimento dell’integrità della barriera intestinale e possiede proprietà antinfiammatorie;
  • modulare la risposta immunitaria e la produzione di citochine pro-infiammatorie;
  • migliorare la funzionalità della barriera intestinale, limitando il passaggio di sostanze potenzialmente dannose nel circolo sanguigno;
  • favorire la presenza di microrganismi benefici e contrastare alcuni aspetti della disbiosi associata all’età avanzata.

Tra i gruppi batterici più studiati figurano ceppi appartenenti ai Bifidobacterium e ai batteri un tempo riuniti nel genere Lactobacillus, oggi riclassificati in diversi generi, tra cui Lacticaseibacillus.

Non esiste però una classifica valida in assoluto dei ceppi più efficaci. L’effetto di un probiotico è ceppo-specifico e deve essere dimostrato per il singolo ceppo o per la particolare combinazione impiegata. Per questo motivo, nella scelta dei probiotici per inflammaging è importante valutare non soltanto il numero di microrganismi presenti, ma anche l’identità dei ceppi e le evidenze disponibili sulla formulazione.

Dopo quanto tempo fanno effetto i probiotici?

Anche i tempi di risposta non sono uguali per tutti. In generale, i primi cambiamenti nella composizione del microbiota, nella regolarità intestinale o nel benessere digestivo possono comparire dopo alcune settimane. Un periodo di 8-12 settimane di assunzione regolare può rappresentare una finestra indicativa per osservare alcuni effetti, in funzione del ceppo utilizzato, della dose, delle caratteristiche individuali e dello stato del microbiota di partenza.

Gli effetti sui marker dell’infiammazione possono invece richiedere periodi più lunghi. Negli studi condotti sulla miscela SYNBIO® nelle persone anziane, alcuni parametri legati all’inflammaging sono stati valutati dopo un’assunzione continuativa fino a sei mesi. Le 8-12 settimane non devono quindi essere interpretate come una scadenza valida per ogni probiotico o per ogni obiettivo, ma come un riferimento orientativo.

La costanza d’uso è un elemento importante, ma la durata dell’integrazione deve essere coerente con il prodotto, con l’obiettivo e con le indicazioni del professionista sanitario. I probiotici possono rappresentare un supporto, non un trattamento universale dell’inflammaging.

Synbio 3.0: l’integratore probiotico per un invecchiamento sano

Tra i probiotici per inflammaging studiati nell’ambito dell’invecchiamento sano, Synbio 3.0® contiene una miscela di due ceppi probiotici brevettati, Lacticaseibacillus rhamnosus IMC 501® e Lacticaseibacillus paracasei IMC 502®, associati a inulina.

I due ceppi sono stati originariamente isolati da soggetti anziani italiani nell’ambito del progetto europeo CROWNALIFE e sono stati studiati per la capacità di resistere al transito gastrointestinale, aderire alle cellule intestinali e interagire con il microbiota residente.

La formulazione è supportata da un ampio programma di ricerca clinica che, considerando complessivamente gli studi condotti sui ceppi e sulla miscela SYNBIO® in differenti ambiti del benessere e della salute intestinale, ha coinvolto oltre 1.100 partecipanti.

All’interno di questo programma, il progetto specificamente dedicato all’invecchiamento e all’infiammazione cronica di basso grado è PROBIOSENIOR, uno studio randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo che ha coinvolto 97 persone anziane. I partecipanti hanno assunto quotidianamente alimenti arricchiti con la miscela o il relativo integratore, oppure placebo, per un periodo fino a sei mesi.

Nel complesso, gli studi sull’invecchiamento hanno evidenziato:

  • un effetto sulla variazione della proteina C-reattiva ad alta sensibilità (hsCRP) rispetto al placebo, insieme alla riduzione di alcune citochine pro-infiammatorie, tra cui TNF-α, IL-6, IL-8 e MIP-1α;
  • una modulazione della composizione del microbiota intestinale, con aumento dei lattobacilli e, in una quota maggiore di partecipanti, dei bifidobatteri;
  • un aumento degli acidi grassi a catena corta totali e dell’acido butirrico, metaboliti importanti per la funzionalità della barriera intestinale;
  • un miglioramento di alcuni parametri dello stato nutrizionale e un aumento dei livelli di IGF-1, fattore coinvolto nel metabolismo e nel mantenimento di muscoli e ossa;
  • in una successiva analisi su 46 partecipanti del progetto PROBIOSENIOR, un minore tasso di accorciamento dei telomeri leucocitari nel gruppo probiotico dopo sei mesi rispetto al placebo.

Questi risultati indicano che la miscela può intervenire su più aspetti collegati all’inflammaging: equilibrio del microbiota, produzione di metaboliti benefici, funzionalità della barriera intestinale e modulazione di alcuni marker infiammatori.

I dati restano riferiti a popolazioni e protocolli specifici e non equivalgono alla dimostrazione che un integratore possa prevenire o curare da solo tutte le conseguenze dell’invecchiamento. Synbio 3.0® deve essere inserito all’interno di un approccio complessivo che comprenda alimentazione equilibrata, movimento e corrette abitudini quotidiane.

Non solo integratori: consigli per contrastare l’inflammaging

Sebbene l’inflammaging sia legato all’età, è possibile limitarne l’impatto attraverso scelte quotidiane mirate. Anche i migliori integratori per inflammaging devono essere inseriti all’interno di uno stile di vita complessivamente orientato al benessere e all’invecchiamento sano.

1. Seguire una dieta ricca di fibre e grassi insaturi

Frutta, verdura, legumi e cereali integrali forniscono fibre utili al microbiota. Pesce, frutta secca e semi apportano omega-3, mentre l’olio extravergine di oliva è una fonte di grassi insaturi e composti bioattivi. È altrettanto utile limitare l’eccesso di alimenti ultraprocessati, zuccheri aggiunti e grassi trans.

2. Muoversi con regolarità

L’attività fisica regolare aiuta a mantenere massa e forza muscolare, sensibilità insulinica e peso corporeo adeguato, contribuendo a ridurre i fattori che alimentano l’infiammazione sistemica. La scelta e l’intensità dell’esercizio devono essere adattate all’età e alle condizioni individuali.

3. Dormire bene

Durante il sonno l’organismo svolge importanti processi di regolazione immunitaria e recupero cellulare. Curare la regolarità degli orari e la qualità del riposo aiuta a evitare che la carenza cronica di sonno diventi un ulteriore fattore pro-infiammatorio.

4. Gestire lo stress

Lo stress cronico può alterare la composizione del microbiota e favorire la produzione di molecole pro-infiammatorie. Tecniche di rilassamento, attività ricreative e relazioni sociali possono contribuire a ridurne l’impatto.

5. Prendersi cura dell’intestino

Un microbiota equilibrato rappresenta uno dei principali alleati dell’invecchiamento sano. Alimentazione, attività fisica, regolarità intestinale e probiotici specifici, quando indicati, possono contribuire a mantenerlo in equilibrio.

A queste abitudini si aggiungono il controllo del peso, l’astensione dal fumo, un consumo moderato o nullo di alcol e la regolare gestione medica delle patologie croniche.

Conclusioni

L’inflammaging rappresenta una componente dell’invecchiamento biologico e segue in ognuno di noi un percorso e un’intensità differenti. La genetica ha un ruolo, ma alimentazione, movimento, sonno, stress e salute intestinale possono influenzarne l’andamento.

Anche in questo contesto il microbiota emerge come protagonista. Specifici probiotici per inflammaging, scelti sulla base di studi condotti sui singoli ceppi, possono contribuire a modulare l’ambiente intestinale e alcuni parametri associati all’infiammazione di basso grado.

Synbio 3.0®, grazie alla combinazione di Lacticaseibacillus rhamnosus IMC 501®, Lacticaseibacillus paracasei IMC 502® e inulina, rappresenta una formulazione sviluppata per sostenere l’equilibrio e la biodiversità del microbiota e accompagnare un approccio più ampio all’invecchiamento sano.